È una giornata di diplomazia ad alta intensità quella di Donald Trump alla Casa Bianca. Prima Volodymyr Zelensky, poi Benjamin Netanyahu. Due incontri nello Studio Ovale, due guerre sul tavolo e una comune esigenza per il presidente americano: provare a tenere aperti i canali diplomatici mentre i conflitti in Ucraina e Iran continuano a pesare sulla politica estera di Washington.

Il primo faccia a faccia è stato quello con Zelensky, arrivato alla Casa Bianca per cercare di rafforzare il sostegno americano a Kiev e rilanciare il percorso negoziale con Mosca. Al termine, il presidente ucraino ha definito il colloquio «buono», ringraziando Trump «per tutto ciò che facciamo insieme per proteggere le vite degli ucraini e promuovere la pace».

Tra i temi affrontati, Zelensky ha indicato soprattutto la difesa aerea. «Il presidente e io abbiamo discusso di licenze per la produzione di intercettori Patriot e di diverse altre idee che potrebbero aiutare», ha scritto sui social. Un passaggio che segnala la volontà di Kiev di ottenere non soltanto nuove forniture militari, ma anche maggiore capacità produttiva e strumenti per proteggere il territorio dagli attacchi russi.

Ma nel colloquio c’è stato spazio anche per la diplomazia. «È importante che il processo diplomatico venga rivitalizzato», ha sottolineato Zelensky, spiegando che i rispettivi team lavoreranno sui dettagli dei successivi contatti. «I nostri team organizzeranno i dettagli della loro ulteriore comunicazione», ha aggiunto, prima di ringraziare Washington: «Sono grato agli Stati Uniti per il loro fermo sostegno».