C’è un vecchio adagio di Wall Street che recita così: the stock market is not the economy, la Borsa non è l’economia. Le ultime evoluzioni potrebbero ribaltare questa massima. Perché da qualche anno la crescita americana si è appoggiata sempre di più sull’intelligenza artificiale, al punto che distinguere tra la corsa dei mercati e quella dell’economia reale sta diventando sempre più difficile.

Negli ultimi dieci anni il valore complessivo della Borsa statunitense è più che raddoppiato, superando i settantacinquemila miliardi di dollari, circa due volte e mezzo il Pil americano. Una parte enorme di questa ricchezza esiste soltanto sulla carta: sono aspettative di profitti futuri. Ma quelle aspettative stanno già producendo effetti molto concreti. Alimentano investimenti in fabbriche di semiconduttori, data center, centrali elettriche e reti di trasmissione. E a cascata sostengono i consumi, seguendo un fenomeno chiamato wealth effect: quando i patrimoni finanziari crescono, i loro proprietari si sentono più ricchi e spendono di più per vacanze, beni di lusso, ristoranti, elettronica. Quindi se il valore delle azioni sale, anche l’economia reale accelera.

È per questo che la possibile bolla dell’intelligenza artificiale preoccupa sempre più economisti. Perché potrebbe colpire Wall Street, ma soprattutto perché rischia di rallentare la principale forza che oggi sostiene la crescita americana. «La storia dell’IA è quella che sta tenendo in piedi tutto il resto», ha detto Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, parlando al New York Times.