Le immagini della devastazione che in questi giorni arrivano dalla Val di Susa hanno risvegliato quello spirito Sì Tav che, a Torino, fece scendere in piazza oltre 30mila persone nel novembre del 2018. All’epoca l’iniziativa era guidata da sette “madamine” assieme all’ex sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino e ora c’è chi pensa sia necessario che quel popolo civico che fece del colore arancione la sua bandiera torni a ribadire l’importanza della Torino-Lione. Ci sarebbe già anche una data: il 27 settembre. L’iniziativa è partita dai Radicali e le segreterie dei partiti hanno iniziato a valutare come muoversi.
Va detto che il contesto politico, rispetto alla prima mobilitazione a favore delle Tav, è profondamente cambiato e molti – pur ribadendo il pieno sostegno all’opera–- ritengono che la piazza non sia più l’unica leva possibile. «La Tav si farà» non ha alcun dubbio il segretario torinese di Fratelli d’Italia Fabrizio Bertot, che ricorda come il governo Meloni stia portando avanti i lavori e abbia accelerato anche sul fronte delle compensazioni. «Non dobbiamo dimostrare nulla», rimarca il meloniano e assicura che verrà avviata una discussione interna al partito per valutare come partecipare alla manifestazione in programma per fine settembre. «Ne discuteremo e non abbiamo alcun problema a partecipare, ma noi non abbiamo bisogno di chiarire la nostra posizione – conclude Bertot –. Al massimo, la posizione nebulosa è quella dei grillini e di Avs. L’evento potrebbe essere una buona occasione per chiarire da che parte stanno».











