Come riportato in un lungo articolo apparso su The Atlantic, negli ultimi mesi il mondo accademico ha assistito a un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre più rilevanti: il trasferimento massiccio di professori universitari verso le principali aziende del settore dell'intelligenza artificiale.

Secondo quanto riportato, Anthropic ha recentemente ingaggiato figure di spicco provenienti da ambiti molto diversi tra loro, tra cui un economista di Stanford, un fisico teorico dell'Università del Maryland e un filosofo analitico dell'Università del Texas ad Austin, oltre al responsabile del dipartimento di ingegneria elettrica e informatica di UC Berkeley.

Il fenomeno non riguarda solo Anthropic. OpenAI ha assunto matematici e fisici di alto profilo, inclusi specialisti in buchi neri e teoria delle stringhe; Meta ha reclutato almeno tre professori di informatica nel giro di poche settimane; DeepMind, come Anthropic, ospita un gruppo di filosofi al proprio interno. Complessivamente, tra le quattro aziende citate sono stati individuati oltre 80 tra ex ed attuali professori, un numero che gli osservatori ritengono comunque sottostimato rispetto alla realtà.

Le motivazioni dietro questo spostamento sono molteplici. Da un lato vi sono le retribuzioni, spesso difficilmente eguagliabili dalle istituzioni accademiche; dall'altro l'accesso a risorse di calcolo e a budget di ricerca che le università, specialmente in un contesto di tagli ai finanziamenti pubblici, non sono più in grado di garantire. Il divario si è ampliato ulteriormente in tempi recenti, complice la riduzione dei fondi destinati alla ricerca scientifica.