«Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica».
Lo ribadiscono con forza, ripetendo le parole che già avevano utilizzato due anni fa, i vescovi della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna (Ceer), guidati dal vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Giacomo Morandi, nella dichiarazione, diffusa dall’Ufficio comunicazioni sociali della Ceer, in merito all’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito (Sma).
Una legge approvata il 23 luglio e il cui obiettivo dichiarato è regolamentare l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze ritenute intollerabili, impegnandosi a garantire equità di accesso e tempi compatibili con le condizioni fisiche dei richiedenti.
Le attività connesse all’espletamento del suicidio assistito saranno svolte solo da personale su base volontaria.
«Già il 29 febbraio del 2024 – ricordano i vescovi dell’Emilia-Romagna – avevamo espresso la nostra grave preoccupazione per la proposta della Regione che, attraverso un decreto amministrativo, intendeva introdurre il Sma.











