L’Emilia-Romagna ha approvato una legge che disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito. È la terza regione italiana, dopo Toscana e Sardegna. Il via libera è arrivato dall’Assemblea legislativa con i voti della maggioranza di centrosinistra – Partito democratico, Alleanza Verdi-Sinistra, Movimento 5 stelle e civici – mentre il centrodestra ha votato contro.
Il provvedimento, presentato da Avs e sostenuto dalla coalizione di governo regionale, definisce tempi e procedure per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita in attuazione delle sentenze della Corte costituzionale, in attesa di una legge nazionale che regoli la materia. L’obiettivo, secondo i promotori, è garantire criteri uniformi e tempi certi per i pazienti affetti da patologie irreversibili e da sofferenze ritenute intollerabili che chiedono di accedere alla procedura.
Durante il dibattito, la maggioranza ha sostenuto che la legge non introduce nuovi diritti, ma si limita a dare applicazione ai principi già fissati dalla Consulta. La relatrice del Partito democratico Alice Parma ha spiegato che il provvedimento risponde a situazioni concrete e che non esiste alcuna contrapposizione tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito. Il primo firmatario, Paolo Trande (Avs), ha invece sottolineato che la norma non riguarda l’eutanasia, ma disciplina una procedura già riconosciuta dalla giurisprudenza costituzionale.










