Con il Parlamento in stallo sul tema del suicidio assistito per i malati terminali, le Regioni continuano a fare da sole: dopo Sardegna e Toscana, ora è il turno dell'Emilia-Romagna

L’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha dato il via libera alla legge regionale che regola l’accesso al suicidio medicalmente assistito, dando attuazione alle sentenze della Corte costituzionale sul tema. Il testo, voluto dalla maggioranza di centrosinistra e criticato dalle opposizioni, stabilisce tempi e modalità con cui verificare i requisiti dei pazienti e portare avanti la procedura sul territorio regionale, in assenza di una legge nazionale che disciplini la materia. Con questo via libera l’Emilia-Romagna diventa la terza regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a darsi regole proprie su tempi e procedure per l’aiuto medico alla morte volontaria.

Quante Asl in Italia hanno procedure certe per il fine vita

Ad accogliere con favore la notizia è l’Associazione Luca Coscioni, che parla di un «nuovo grande successo dell’iniziativa popolare», sottolineando come questo arrivi «a fronte della paralisi del Parlamento». Secondo l’associazione, con le otto Asl dell’Emilia-Romagna che ora si aggiungono alle 11 già attive tra Toscana e Sardegna, il conto sale a 19 Asl in tutto il Paese in grado di garantire iter chiari e tempi definiti. La segretaria nazionale Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato spiegano che queste strutture eviteranno «le incertezze delle altre Regioni, dove le persone malate, in uno stato di sofferenza insopportabile, sono costrette ad attendere mesi, o perfino anni, una risposta dal sistema sanitario». Per l’associazione, la norma emiliano-romagnola darà «piena ed effettiva applicazione» alla sentenza «Cappato-Antoniani» della Consulta.