Mentre i bacini dell'isola si prosciugano e l'agricoltura locale fa i conti con una delle peggiori crisi idriche degli ultimi decenni, la burocrazia e l'incapacità di spesa infliggono un ennesimo, durissimo colpo al futuro del territorio. La conferma del definanziamento dal PNRR di due opere idriche fondamentali — il completamento della diga Pietrarossa e la costruzione dell'adduttore Castello — trasforma l'emergenza in un vero e proprio paradosso istituzionale: proprio quando l'acqua manca, la Regione Siciliana si trova costretta a restituire a Bruxelles i fondi europei stanziati per portarla nei campi e nelle case.
A dare voce all'indignazione di agricoltori, lavoratori e famiglie è Carmela Petralia, segretaria generale della Cisl per le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna. Il taglio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza cancella, con un colpo di spugna, progetti strategici fermi da decenni: 60 milioni di euro destinati all'invaso di Pietrarossa (al confine tra Aidone e Mineo) e oltre 8 milioni dedicati all'infrastruttura di collegamento della diga Castello nell'Agrigentino.
L'impatto della rinuncia ai finanziamenti va ben oltre la sola emergenza idrica. Come evidenziato dal sindacato, l'apertura dei cantieri avrebbe rappresentato un'occasione irripetibile per creare occupazione stabile, rilanciare la filiera delle costruzioni e contrastare lo spopolamento che sta svuotando i Comuni delle aree interne.







