Nel territorio agrigentino si consuma un cortocircuito gestionale non più tollerabile: le dighe e gli invasi della provincia registrano volumi idrici ampiamente soddisfacenti, eppure dai rubinetti di abitazioni ed imprese l'acqua continua ad arrivare col contagocce. Un paradosso intollerabile che ha spinto il Consiglio provinciale di Agrigento, riunitosi questa mattina sotto la presidenza di Giuseppe Pendolino, ad alzare la voce e a formalizzare un'offensiva istituzionale senza precedenti.
La seduta, alla quale hanno presenziato anche i vertici dell'Ambito Territoriale Idrico (ATI) con il presidente Salvo Di Bernardo e il Collegio dei Revisori dei Conti, si è aperta proprio con un duro attacco all'attuale governance dell'approvvigionamento idrico. L'assemblea ha fatto propria una circostanziata mozione – presentata dal consigliere Milko Cinà – che impegna la Presidenza del Libero Consorzio ad attivare immediatamente le procedure per la convocazione d'urgenza di un tavolo di crisi in Prefettura.
«Non è tollerabile che logiche di gestione centralizzata o controversie di natura economico-finanziaria tra Enti si ripercuotano sulla pelle dei cittadini e delle imprese di un territorio già storicamente penalizzato dal punto di vista infrastrutturale», ha denunciato in aula il consigliere Cinà.







