Quello che sarà probabilmente uno dei maggiori successi del governo Meloni sul fronte della lotta all’evasione è il frutto di un (salutare) tradimento elettorale. Il Sole 24 Ore di oggi dà conto, negli articoli di Marco Mobili e Giovanni Parente, dello straordinario risultato della norma che obbliga a collegare i registratori telematici ai cosiddetti Pos (Point of sale) in vigore dall’inizio dell’anno. Va ricordato che Fratelli d’Italia e, in generale, il centrodestra hanno sempre combattuto, stando all’opposizione, l’invasività del Fisco digitale. Una sorta di impertinente Grande Fratello. «L’orpello burocratico di uno Stato spione». Con la prima legge di Bilancio di questa legislatura, quella del 2023, si era deciso di alzare a 60 euro la soglia sotto la quale non vi sarebbero state sanzioni nel mancato uso del Pos ai fini tributari. Esenzione in contrasto con le norme europee e con gli impegni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), quindi subito ritirata. Ebbene, nei primi sei mesi di applicazione dell’abbinamento obbligatorio tra registratori e Pos sono state contabilizzate 120 milioni di operazioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente facendo emergere un imponibile Iva di 9,1 miliardi con un prevedibile effetto futuro anche sull’imposizione diretta (Irpef e Ires). Il solo calcolo dell’incasso aggiuntivo dell’Iva (1,6 miliardi) copre di fatto, nel periodo, il costo degli sconti Iva e accise sui carburanti che ora si fatica a riproporre facendo finta di non guardare all’andamento dei listini alle pompe.