In soli quattro mesi l’obbligo di collegare Pos e registratori telematici ha portato all’emersione di 5,3 miliardi di base imponibile Iva. La misura può aiutare l’amministrazione anche a stimare dove si concentrava l’evasione per accertamenti mirati.
Cosa è cambiato il 1° gennaio 2026
Una misura apparentemente tecnica rischia di diventare una delle novità più importanti degli ultimi anni nel contrasto all’evasione dell’Iva. A partire dal primo gennaio 2026 gli strumenti che accettano pagamenti elettronici devono essere collegati ai registratori telematici o agli strumenti equivalenti che memorizzano e trasmettono i corrispettivi. In parole più semplici, il Pos e la cassa devono “parlarsi”.
Quando è stata introdotta, la novità sembrava il naturale completamento di strumenti già esistenti e quindi è stata sottovalutata. Da anni, l’Italia dispone della fatturazione elettronica; i pagamenti con carta lasciano tracce presso banche e altri intermediari; i registratori telematici trasmettono i corrispettivi all’Agenzia delle entrate. Era quindi facile pensare che l’amministrazione finanziaria fosse già in grado di collegare automaticamente un incasso elettronico al relativo ricavo dichiarato.






