A volte basta fare uno più uno semplicemente per far scattare l’effetto compliance, ossia quell’adempimento spontaneo caro al Fisco per recuperare subito i proventi dell’evasione . È ciò che sta accadendo con l’obbligo di abbinamento tra registratori telematici che emettono gli scontrini e i Pos. Un obbligo scattato da inizio anno (e diventato pienamente operativo da marzo), dopo i dodici mesi di decantazione previsti dalla legge di Bilancio 2025 anche per cercare le soluzioni tecniche necessarie sia per partire sia per rendere l’adempimento meno oneroso per commercianti ed esercenti. Perché la compliance richiede questo, anche se c’è chi avrebbe voluto che l’operazione partisse molto tempo prima. I numeri però parlano chiaro, anzi chiarissimo. Rispetto al precedente aggiornamento reso noto da Governo e amministrazione finanziaria e pari a 5,3 miliardi (si veda «Il Sole 24 Ore» del 29 maggio), il contatore in via di aggiornamento segna l’emersione di circa altri 4 miliardi di euro (3,8 per l’esattezza) da operazioni trasmesse al Fisco con i corrispettivi telematici. A conti fatti, la spinta dell’allineamento tra registratori telematici e Pos sta portando a galla un maggiore imponibile per una cifra che si avvicina ai 9,1 miliardi di euro nel primo semestre in confronto allo stesso periodo dello scorso anno. Una cavalcata resa possibile da un numero maggiore di scontrini battuti: la stima si aggira intorno ai 160 milioni in più nel semestre.