di
Fabio Savelli
L’obbligo di collegare Pos e registratori telematici fa emergere 9,1 miliardi di imponibile nel semestre. La celebre dichiarazione di Patuelli: «In Italia abbiamo due prezzi: uno con l’Iva e uno senza». Ma ci sono molti Pos esteri
Finora è stato il passaggio più complicato: collegare i registratori telematici delle casse di negozi, ristoranti locali con i Pos, gli strumenti adibiti al pagamento con le carte. La svolta è avvenuta da poco, perché per resistenze che si sono protratte per anni, era impossibile mettere insieme due informazioni che hanno sempre viaggiato su binari separati: incrociare ciò che viene battuto alla cassa con ciò che viene effettivamente pagato con moneta elettronica. Dopo anni si è capito che la lobby degli autonomi non poteva prevalere per sempre, complici anche le pressioni della Commissione Ue che ha agganciato le risorse del Pnrr vincolandole ad una serie di riforme. Ecco perché ora sembra lievemente più facile individuare le anomalie e spingere i contribuenti verso l’adempimento spontaneo. Per tanti ci si è affidati alle dichiarazioni fiscali degli autonomi, con una pesante evasione Iva che ancora non è stata risolta del tutto.
Il contatoreAd ogni modo i primi risultati sembrano dare ragione alla strategia. Rispetto ai 5,3 miliardi di euro di maggiore imponibile emerso nel precedente aggiornamento comunicato dall’amministrazione finanziaria, il contatore in corso di aggiornamento indica ora altri 3,8 miliardi di euro di operazioni intercettate attraverso i corrispettivi telematici. Nel complesso, dunque, l’effetto dell’allineamento tra registratori telematici e strumenti di pagamento elettronico avrebbe portato nel primo semestre a far emergere circa 9,1 miliardi di euro di imponibile aggiuntivo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, registra il Sole 24 Ore. Un risultato accompagnato anche da una crescita consistente del numero di documenti commerciali emessi: la stima è di circa 160 milioni di scontrini in più nei primi sei mesi dell’anno.













