Caro direttore, è assolutamente imperdonabile che un sindaco organizzi, gestisca, sostenga una manifestazione pubblica finalizzata a contestare (anche se solo indirettamente) l'operato dello Stato. È quanto avvenuto a Bologna, città in cui Lepore ha messo in piazza odio e risentimento verso la polizia, colpevole (secondo i soliti orchestratori della gogna mediatica) dell'omicidio di Fakir. Polizia condannata senza processo, senza perizie tecniche, senza prove, sull'onda di un movimento di massa chiaramente orchestrato per provocare disordini (puntualmente avvenuti con relativo sfascio di vetrine, incendi di auto, assalti ai poliziotti). Lo scontro violento tra istituzioni è esecrabile e va condannato con la massima fermezza. Bruno Peiré
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti Caro lettore, sono i fatti prima che le opinioni a dire che il sindaco di Bologna Lepore ha commesso un errore promuovendo un presidio in piazza dopo la morte di Fakir. Com'era prevedibile infatti quella manifestazione è stata utilizzata da frange violente per scatenare la guerriglia urbana e attaccare, non solo verbalmente, le forze dell'ordine. Considerato il clima, non bisognava essere raffinati strateghi dell'ordine pubblico per immaginare che sarebbe successo esattamente questo. E poi bisognerebbe chiedere al sindaco Lepore: un presidio per protestare contro chi o per affermare cosa, visto che su ciò che era accaduto, sulla dinamica dei fatti e su eventuali responsabilità delle forze dell'ordine o dei sanitari nella morte di Fakir nulla si sapeva, né era stata ancora aperta un'inchiesta? Lepore avrebbe potuto fare molte altre cose per sottolineare l'attenzione e l'impegno del Comune di fronte alla tragedia che si era consumata. Ha scelto di fare quella meno opportuna. Diciamo però anche una cosa: il sindaco di Bologna è stato vittima di una sindrome che colpisce spesso tanti uomini politici di destra come di sinistra: il situazionismo. Che non ha nulla a che fare con il movimento artistico anti-capitalista affermatosi a fine anni '50. È invece un'attitudine sempre più diffusa che punta a sfruttare di volta in volta le situazioni, puntando a massimizzare in termine di consenso e di "mi piace" una vicenda, senza considerare il contesto generale e senza inserirla in una strategia. Spesso senza neppure disporre di un quadro preciso dei fatti. In quel preciso momento non conta altro, conta solo la "situazione" e bisogna sfruttarla quanto più possibile: esserci, bucare il video e i social, farsi vedere e sentire. Questo è l'imperativo categorico. Fino alla prossima opportunità, naturalmente. È successo tante volte, è successo per Roggero ed è successo anche per Fakir. E purtroppo, temiamo, succederà ancora.Fakir, protesta davanti a Montecitorio per chiedere giustizia VIDEO










