In questi giorni le mucche hanno troppo caldo per mangiare. Sembra quasi un dettaglio da cronaca estiva, il classico servizio da telegiornale con gli animali rinfrescati dai ventilatori e dalle docce d’acqua. In realtà è l’inizio di una reazione a catena che attraversa tutta la filiera lattiero-casearia e arriva fino allo scontrino. Perché quando una vacca da latte mangia meno, produce meno latte. E quando il latte diminuisce, aumenta il costo di uno dei prodotti più rappresentativi dell’agroalimentare italiano.

Nelle ultime settimane l’Emilia-Romagna, cuore della produzione della Dop Parmigiano Reggiano, ha registrato temperature superiori ai quaranta gradi. Per gli allevamenti significa lavorare in condizioni molto più difficili e affrontare un problema produttivo concreto. Lo stress da caldo porta gli animali a ridurre l’alimentazione, trascorrere più tempo sdraiati e abbassare la produzione di latte fino al dieci per cento.

Le mucche, insomma, stanno facendo quello che farebbe chiunque con quaranta gradi: cercano ombra, mangiano meno perché hanno meno appetito e rimandano qualsiasi attività non strettamente necessaria. Solo che il loro prendersela con calma vale migliaia di litri di latte in meno ogni giorno.