Le ondate di calore che stanno colpendo l’Italia arrivano anche nel cuore della produzione del Parmigiano Reggiano. In Emilia-Romagna, riporta oggi Reuters, dove nasce uno dei formaggi italiani più conosciuti al mondo, temperature superiori ai 40 gradi stanno creando problemi agli allevatori e ai produttori. Il primo effetto riguarda le vacche da latte, la cui produzione diminuisce con il caldo estremo. Gli animali mangiano meno, passano più tempo sdraiati per cercare sollievo e producono fino al 10% in meno di latte, una materia prima fondamentale per un prodotto che richiede standard rigidissimi. Il problema non è solo quantitativo ma anche qualitativo. Il Parmigiano Reggiano può essere prodotto soltanto nella zona d’origine e utilizzando latte proveniente da allevamenti che rispettano regole precise, compreso l’utilizzo di foraggi prodotti nell’area. La siccità rende però più difficile coltivare erba e fieno necessari all’alimentazione degli animali. Per difendere la produzione, molte aziende stanno investendo in sistemi di raffreddamento per le stalle, come ventilatori e nebulizzatori d’acqua. Ma queste soluzioni hanno un costo: l’aumento dei consumi energetici pesa sui bilanci degli allevatori in una fase già segnata dall’aumento delle spese. La pressione arriva anche dai magazzini di stagionatura, dove le forme riposano per almeno 12 mesi e spesso per periodi molto più lunghi. Le strutture che conservano le forme devono mantenere condizioni climatiche controllate e durante le ondate di caldo i consumi energetici aumentano sensibilmente. In alcuni grandi depositi sono conservate centinaia di migliaia di forme, per un valore complessivo superiore ai 300 milioni di euro. La gestione del clima interno diventa quindi una voce sempre più rilevante nei costi di produzione. La sfida riguarda un settore che rappresenta uno dei simboli del made in Italy agroalimentare. Il comparto del Parmigiano Reggiano genera un giro d’affari stimato in circa 4,5 miliardi di euro l’anno e occupa migliaia di persone lungo tutta la filiera. Anche l’export è centrale: oltre la metà delle vendite globali del formaggio arriva dai mercati esteri, con gli Stati Uniti tra i principali sbocchi commerciali. Il rischio, spiegano i produttori, è che eventi climatici estremi sempre più frequenti possano tradursi in una riduzione della disponibilità di latte e in un aumento strutturale dei costi. La risposta del settore punta sulla tecnologia, ma senza rinunciare alla tradizione. Il Parmigiano Reggiano resta infatti un prodotto legato a un processo artigianale e a controlli molto rigorosi, dove l’intervento umano continua ad avere un ruolo centrale. La crisi climatica entra così anche nella filiera dei prodotti simbolo dell’Italia: dopo agricoltura, vino e olio, ora anche il “re dei formaggi” deve fare i conti con un ambiente sempre più difficile da gestire.