Roma, 15 lug. (askanews) – L’ondata di caldo eccezionale e la mancanza di precipitazioni stanno presentando un conto sempre più pesante all’agricoltura italiana, con il rischio di compromettere i raccolti estivi ed autunnali, con effetti anche sulla produzione di latte. È quanto emerge dalla mappa della sete elaborata da Coldiretti, che fotografa una situazione di crescente emergenza soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, dove mais, soia, ortaggi, frutta, oliveti, vigneti e foraggi sono sottoposti a un forte stress idrico, mentre nelle stalle il caldo provoca un calo della produzione di latte fino al 20%.

In alcune aree il mais rischia addirittura l’azzeramento del raccolto, mentre per la soia si stimano perdite fino al 40%, per il foraggio tra il 20 e il 30% e per diverse produzioni orticole riduzioni delle rese fino al 20%. A tutto questo si aggiungono l’aumento dei costi per irrigazione ed energia e una crescente pressione sulle risorse idriche.

La situazione più delicata riguarda il Nord Italia – rileva Coldiretti – a partire dal Piemonte, dove è già scattato l’sos siccità. Nonostante un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate, il progressivo aumento delle temperature e il drastico calo delle precipitazioni stanno mettendo in grave difficoltà l’agricoltura regionale. Dal riso al mais, dall’ortofrutta al nocciolo, fino ai prati e ai pascoli, sono numerose le colture colpite. Le perdite – spiega Coldiretti – vengono già stimate tra il 30 e il 40%, ma in assenza di precipitazioni potrebbero rapidamente raggiungere il 70-80%. La situazione è talmente critica che molti imprenditori agricoli sono costretti a scegliere quali colture continuare a irrigare, sacrificandone altre per garantire una minima disponibilità d’acqua alle produzioni considerate prioritarie.