BELLUNO - Il caldo sta stressando anche le mucche al pascolo. E crolla la produzione del latte. L’ondata di temperature bollenti non concede tregua (si sfiorano i 25 gradi anche a 2000 metri), e gli animali, ma anche prati in quota, soffrono questa condizione anomala. Pascoli, malghe, agriturismi. L’economia dell’allevamento e della produzione di latticini vacilla sotto i colpi di temperature che da giorni sulle montagne assomigliano più a quelle di luglio e agosto nelle grandi città.
SOFFERENZA DIFFUSA Un inizio estate che preoccupa allevatori e produttori lattiero caseari, anche alla luce del fatto che le scarse precipitazioni della primavera e di questo primo scorsio di bella stagione stanno prosciugando i torrenti, e di conseguenza l’acqua disponibile per il bestiame al pascolo. «L’alpeggio è in sofferenza -spiega il presidente della sezione agriturismi di Coldiretti Belluno, Fabrizio Pescosta- e i motivi sono molteplici. Per prima cosa con questo caldo gli animali soffrono. Fa caldo anche a 1600 e a 2000 metri, poi c’è l’umidità e questa combinazione fa soffrire gli animali che quando sono sotto stress producono di meno. In più i pascoli sono particolarmente secchi perché finora ha piovuto pochissimo anche in stagioni vocate alle precipitazioni. L’erba soffre e le vacche fanno fatica a trovare da mangiare. Tutto questo sta portando a una produzione di latte minore del 30-40% rispetto allo scorso anno».Meno latte porta inevitabilmente a una carenza di prodotto nel settore, e questo si ripercuote anche nella produzione di formaggi e ricotte. Nella stagione estiva il consumo di questi prodotti aumenta anche per l’arrivo di turisti. Si sa, degustare un buon formaggio direttamente in malga ha un sapore particolare: «Al momento scorte ne abbiamo a sufficienza nelle malghe e negli agriturismi -continua Pescosta- ma il problema della scarsa produzione di latte potrebbe ripercuotersi a settembre, quando saranno pronti per la vendita al pubblico dopo la necessaria fase di stagionatura. Il prodotto infatti viene lavorato in malga fino ad agosto, ma in questo periodo scontiamo una grave carenza di latte e fieno, e le ripercussioni si vedranno fra qualche mese. L’ALTRO FRONTE Anche l’erba cresce molto di meno: si sta sfalciando circa il 40-50% in meno rispetto allo scorso anno. E poi c’è il tema della scarsità di piogge che con lo scioglimento anticipato della poca neve in quota genera una scarsità di acqua in torrenti e fiumi. «Le riserve sono quasi a secco anche in montagna -riprende Pescosta- in questo momento almeno in alta quota non riscontriamo ancora il problema di carenza idrica, ma potrebbe diventarlo se continuerà quest’estate particolarmente siccitosa. Si vede a occhio nudo che i torrenti sono scarichi di acqua». Rischia di ripetersi, dunque, l’estate rovente del 2022 con la differenza che quest’anno il grande caldo è arrivato prima dei canonici mesi di luglio e agosto e il suo prolungarsi potrebbe causare gravi danni a tutto il comparto agricolo e zootecnico.«È chiaro che il clima sta diventando un problema da gestire anche in montagna e a questo punto dovremo pensare di cambiare qualcosa, perché ormai il trend è consolidato: estati sempre più calde e meno precipitazioni primaverili. I nubifragi improvvisi servono a poco se non a nulla, perché lasciano il terreno duro come il cemento. I segni sono evidenti e ce lo mostra anche la viticoltura: i produttori della Marca Trevigiana stanno arrivando a piantare vigneti anche nella nostra provincia. Dovremo pensare a una conversione della semina in base alle nuove condizioni meteorologiche. Sarebbe da stupidi tentare di continuare a fare le stesse cose fatte per tanti anni». RIPENSARE IL FUTURO Il segnale di sofferenza lo vedono le malghe delle Prealpi, ma non di meno quelle delle Dolomiti bellunesi. «Non si arriverà a far sparire malghe e agriturismi - conclude Pescosta - anche perché turisticamente il settore va a gonfie vele e gli ospiti apprezzano sempre di più le vacanze a contatto con la natura, ma dovremo abituarci a riconvertire qualche produzione. Potrebbe essere un tema di dibattito interessante e da valutare attentamente: il cambiamento climatico va analizzato da zona a zona, perché ognuna può avere una propria peculiarità che può anche trasformarsi in risorsa per il futuro».












