BELLUNO - I pascoli sono al limite della tenuta. Non c'è erba fuori dalle stalle. Dal Nevegal al Cansiglio passando per la parte alta della provincia: nei prati sopra i 1.000 metri lo scenario è desolante. Mucche, pecore, capre al pascolo non sanno dove trovare il cibo, e i malghesi si mettono le mani nei capelli. Il fieno, per chi non lo aveva accumulato in precedenza, non c'è e gli allevatori sono costretti a rifornire il bestiame anche con l'uso di integratori. La natura cambia e il caldo mette sotto stress gli animali in quota.

La situazione Trenta gradi oltre i 1.000 metri di altezza e prolungati per più giorni sono una condizione che non favorisce la produzione del latte. In più non piove e le risorse idriche nelle malghe sono ormai al lumicino. In più di un caso gli animali restano nelle stalle perché fuori non c'è pascolo per la brucatura, e si rischia che i formaggi perdano la loro identità e il sapore caratteristico. Anche in Cansiglio, che è notoriamente un'area piovosa e fresca, di animali al pascolo non ce ne sono molti, perché alcuni rimangono in stalla, anche sostenuti dai ventilatori. Ma in questo caso crescono i costi dell'energia, e in più si aggiunge l'ulteriore difficoltà climatica per gli operatori di uscire a sfalciare l'erba. Le temperature sono così alte che i mezzi funzionano a tratti. «Nella parte alta della provincia i pascoli sono secchi» afferma il presidente della sezione agriturismi di Coldiretti Fabrizio Pescosta. «Forse il 2003 poteva somigliare a questa situazione, ma ora è molto peggio. Cammini nei pascoli oltre i 1.500 metri nell'erba che è secca. Oltre a calore e siccità c'è sempre poi un leggero vento che secca l'erba ancora di più».In alpeggio L'acqua nelle malghe è un elemento essenziale per chi effettua somministrazione cibo e bevande agli ospiti, ma va usata anche per abbeverare gli animali, e non basta. «La neve sulle montagne si è sciolta già a giugno - prosegue Pescosta - e oggi le sorgenti sono al limite della loro forza. Nelle malghe per chi non ha un sistema acquedottistico che le rifornisce, sono problemi seri. Ormai le sorgenti buttano pochissima acqua, e siamo un po' al limite. Il problema si trascinerà anche in autunno, se non cambia qualcosa adesso. Le mucche soffrono lo stress da caldo e producono a oggi circa il 40% in meno di latte. Inoltre l'erba secca ha meno nutrienti, e il latte prende sempre il gusto dell'alimentazione dell'animale. Quindi se l'erba non è gustosa e idratata, il latte e il formaggio hanno un sapore diverso, perdendo in parte il caratteristico sapore delle nostre terre». Il turismo delle malghe e degli agriturismi in quota si appresta a vivere il clou di stagione, con agosto che prevede l'assalto di escursionisti e camminatori in cerca di sapori autentici. «Se da un lato per il turismo dobbiamo sperare nel bel tempo, dal punto di vista ambientale e agricolo abbiamo bisogno di tanta pioggia» continua Pescosta. «In ogni caso la stagione dell'alpeggio terminerà prima rispetto agli scorsi anni, e la smonticazione che si prevedeva solitamente per fine settembre-inizio ottobre sarà anticipata di qualche settimana, perché a oggi la stagione è talmente avanti che con questa erba bruciata non si può andare avanti per molto tempo». Nelle malghe le pozze sono secche e in alcuni casi come sul Monte Grappa si è iniziato a portare l'acqua per gli animali con i trattori. «C'è però il fondo mutualistico Agricat per le aziende che hanno fatto la domanda pac 2026 - aggiunge il vicedirettore di Coldiretti Belluno Pierpaolo Caldart - che copre i danni anche da siccità quando vi è una perdita di produzione superiore al 20% di quella agricola per comune».