L’Italia resta nella morsa del caldo estremo e della siccità, con le campagne che continuano a pagare il prezzo più alto della crisi climatica. La produzione di latte nelle stalle è diminuita del 20%, la raccolta delle nocciole in Piemonte rischia di fermarsi a livelli inferiori del 70% rispetto a un’annata normale e l’apicoltura sarda denuncia un crollo del 70% della produzione di miele. Anche la frutticoltura sta attraversando una delle stagioni più difficili degli ultimi anni: la produzione di pesche è stimata in calo del 30% e quella dei kiwi fino al 50%. Perfino il raccolto delle mele trentine dovrebbe fermarsi a 2,27 miliardi di chili, con una flessione del 2% rispetto allo scorso anno. Dietro questi numeri ci sono effetti diretti sui costi sostenuti dalle aziende agricole. Con i pascoli ormai bruciati dal sole, gli allevatori sono costretti a ricorrere a scorte di foraggio e mangimi, facendo lievitare i costi di produzione. Di fronte all’aggravarsi dell’emergenza, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida assicura il monitoraggio costante della situazione e il ricorso agli strumenti di sostegno già disponibili. «Per le emergenze useremo ove possibile il fondo Agricat per la tutela dei danni da siccità e altri fondi appositamente previsti per gli eventi calamitosi», dice il ministro a La Stampa. Ricordando inoltre le misure adottate per fronteggiare le ondate di calore con la cassa integrazione, Lollobrigida evidenzia che «con la ministra Calderone abbiamo previsto interventi sempre ascoltando le rappresentanze sindacali e nell’interesse dei lavoratori cercando di non gravare sulle imprese».