Roma, 1 luglio 2026 – Gli animali crescono più lentamente, le galline rallentano la produzione di uova, le vacche producono minori quantità di latte. Nell’industria zootecnica sono già evidenti gli effetti che il caldo estremo può arrecare all’intera filiera alimentare: basta dare un’occhiata agli scaffali dei supermercati per notare che alcuni prodotti, come uova e derivati, cominciano a scarseggiare.
Ma siamo solo a fine giugno e il susseguirsi delle ondate di calore, ormai tristemente prevedibile, non potrà che peggiorare la situazione, aumentando la pressione su allevamenti, pesca e produzioni agricole. A tentare un primo monitoraggio è Coldiretti, che ha parlato di “preoccupazione crescente” per la siccità che, dal Nord Italia, si sta allargando a tutta la penisola.
Le colture più a rischio
Nella fascia che va dal Piemonte alla Lombardia, dal Veneto all’Emilia-Romagna, le produzioni oggi più a rischio, secondo il monitor di Coldiretti, sono riso, mais e pomodori, mentre in Toscana i problemi maggiori riguardano le scottature della frutta come ortaggi, angurie e meloni. Nel bacino padano, gravato in questi giorni dal drastico abbassamento del grande fiume Po, si coltiva quasi un terzo dell’agroalimentare ‘Made in Italy’ e si concentra circa la metà dell’allevamento nazionale.















