di Gaetano Failla
Mentre leggete queste righe, la Sicilia piange l’ennesima vittima di una tragedia ampiamente prevedibile. Un vigile del fuoco di 59 anni ha perso la vita a Caltanissetta, investito dalle fiamme durante le operazioni di spegnimento, e un suo collega è finito in ospedale. Di fronte a questo immenso sacrificio umano, fa rabbia vedere il video del Presidente della Regione, Renato Schifani, che fa passerella nella sala operativa di Palermo lodando l’efficienza dei soccorsi e una macchina che gestisce l’improponibile cifra di 344 roghi in un solo giorno.
Vedere la stanza dei bottoni scimmiottare una control room della Nasa per le missioni su Marte, mentre il governatore si dondola sulla sedia del potere a favore di telecamera, è l’ennesimo insulto all’intelligenza dei cittadini. La politica celebra lo sforzo titanico di 5.000 forestali e centinaia di vigili del fuoco dopo che il disastro è compiuto. Ma questa non è gestione, è la glorificazione del fallimento della prevenzione. Un copione che, come denunciano i sindacati del comparto (basta leggere i rapporti UILA), si ripete identico dal 2017: ritardi nella programmazione, mezzi obsoleti, territori devastati (oltre 4.700 ettari andati in fumo solo a inizio estate) e la solita richiesta di “Stato di emergenza” utile a sbloccare valanghe di soldi pubblici per comprare altre autobotti dell’ultimo minuto. Un business dell’emergenza perpetuo che non tutela nessuno, se non le tasche di chi specula.











