Mentre dalla Francia arriva la notizia che un maxi-incendio divampato nelle ultime ore in Gironda ha già distrutto oltre 2 mila ettari di territorio e costretto all’evacuazione oltre 12 mila persone, l’emergenza fiamme in Italia non accenna a placarsi. Da giorni i roghi assediano la Sicilia, dove i vigili del fuoco sono intervenuti con oltre mille interventi e dove un caporeparto, Alessandro Machì, di 59 anni, ha perso la vita dopo essere stato colto da malore nel corso di una ricognizione a Caltanissetta. Il fuoco ha colpito anche la Calabria e la Sardegna, ma anche altre zone della penisola, con ripercussioni sulle infrastrutture di trasporto oltre che sul sistema della distribuzione dell’elettricità: soprattutto in Sicilia, le alte temperature hanno messo a dura prova la tenuta dei cavi e danni sono stati riportati alle cabine elettriche causando lunghi blackout. Le fiamme hanno causato problemi anche agli impianti di potabilizzazione dell’acqua.

Tutto ciò, segnala Greenpeace, non rientra nel normale corso degli eventi. Spiega Martina Borghi, della campagna Foreste dell’associazione ambientalista: «Gli incendi che in questi giorni stanno interessando diverse aree d’Italia sono l’ennesimo segnale di territori sempre più vulnerabili agli effetti della crisi climatica. Quella a cui stiamo assistendo non è semplicemente un’estate difficile: la stagione dei roghi sta diventando più lunga e anticipata. Gli incendi sono uno dei segnali più evidenti di un clima che cambia». In Italia, aggiunge, «l’innesco degli incendi ha spesso origine umana, ma è la crisi climatica a creare condizioni sempre più favorevoli alla loro propagazione, rendendo i roghi più intensi e difficili da gestire, con alte temperature, siccità e vento di scirocco che contribuiscono ad alimentare le fiamme e rendono più difficili le operazioni di spegnimento».