Nulla da eccepire sul piano legale, vale a dire sulla coerenza della sentenza con i suoi riferimenti di legge ed il dibattimento intervenuto. Ma questo non basta per giustificare un caso che interroga, per le sue implicazioni, la coscienza civile dell’intera nazione. Ed è allora che il tema diventa metagiuridico, ai confini dell’etica. L’opinione di Gianfranco Polillo

In generale le sentenze della magistratura non si commentano. Le ragioni sono evidenti: a monte di quei pronunciamenti c’è una lunga istruttoria. Il confronto tra le parti è continuo. L’interpretazione della legge, il più delle volte, non si presta ad equivoci. Sennonché, a parte gli errori clamorosi, come nella vicenda Garlasco, o, peggio, ipotesi di dolo, non è detto che il solo rispetto della legge sia in grado di rendere giustizia. Sembra questo, almeno a chi scrive, il caso Roggero. Nulla da eccepire, per carità, sul piano legale, vale a dire sulla coerenza della sentenza con i suoi riferimenti di legge ed il dibattimento intervenuto. Ma questo non basta per giustificare un caso che interroga, per le sue implicazioni, la coscienza civile dell’intera nazione. Ed è allora che il tema diventa metagiuridico, ai confini dell’etica.