Ha giustamente turbato l’opinione pubblica la deprecabile vicenda che ha visto un uomo palpeggiare una ragazzina in un minimarket della periferia torinese.
Ma a suscitare ancor più indignazione è stato il provvedimento con cui il gip, dopo 48 ore di detenzione, ha disposto la scarcerazione con obbligo di firma del reo confesso.
Come sempre, quando il giornalista o il politico sa di poter incontrare o di poter suscitare l’indignazione popolare, si sono scatenati i titoli a caratteri cubitali tipo “I giudici liberano chi stupra” o “L’Italia paradiso degli stupratori”.
Sono anacronisticamente convinto che commentare un provvedimento giudiziario senza conoscere gli atti che l’hanno preceduto e la sua integrale motivazione sia un esercizio di supponenza sempre; uno sbinariamento dalle rotaie costituzionali quando è opera di un esponente delle istituzioni.
Fisiologico e doveroso sarà invece il sindacato sul provvedimento da parte del Tribunale del riesame.












