“Una domanda di grazia, pur legittima, non può costituire né un ulteriore grado di giudizio né uno strumento per correggere politicamente una decisione definitiva”. Sul caso di Mario Roggero interviene il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane Francesco Petrelli, che pone un limite netto al dibattito nato dopo la condanna definitiva del gioielliere di Grinzane Cavour: il dolore per una rapina subita può essere compreso sul piano umano, ma non può trasformarsi nel riconoscimento di una giustizia privata:”Il diritto di difendersi non può essere confuso con il diritto di vendicarsi”. I supremi giudici, infatti, hanno confermato la pena accogliendo quelle che erano state le motivazioni della sentenza d’appello: il pericolo era cessato, i rapinatori erano in fuga, Roggero gli sparò alle spalle.

“Non si può riconoscere il diritto alla vendetta privata”

“La vicenda impone rispetto per il dramma umano di un uomo che, dopo avere subito una rapina, si trova oggi, all’età di settantadue anni, a dover affrontare una lunga detenzione”, afferma Petrelli. Ma, aggiunge, la decisione con cui la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi “potrà essere valutata sul piano tecnico dopo il deposito delle motivazioni”.