La presidente del Consiglio condivide con il Corriere della Sera le sue riflessioni sul caso Roggero e ammette di aver chiesto al Guardasigilli di istruire la pratica per la grazia
"Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest'uomo?". Giorgia Meloni interviene sul caso di Mario Roggero - il gioiellere condannato a 14 anni e nove mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo - condividendo il suo pensiero con il Corriere della Sera.
L'equilibrio psichico
Riflette sul caso, su quello che può essere successo nella mente dell'uomo, che già nel 2015 aveva subito una rapina violenta, e di nuovo si ritrova minacciato da rapinatori, insieme alla sua famiglia. Si interroga sulla sua reazione. "Ma siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l'orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?". E aggiunge che "se si subisce un'aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità 'combattimento', esiste un'ampia letteratura a riguardo che spiega come l'adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino". Si interroga sul perché non sia stato valutato il particolare stato di squilibrio psichico.










