ROMA. "Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c'è un problema di proporzionalità delle pene". La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, condivide così il suo pensiero sul cao di Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo. Secondo la premier "chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest'uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più". "Ma siamo sicuri — continua Meloni sul Corriere — che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l'orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?". La presidente del Consiglio sottolinea che al gioielliere cuneese "viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress, picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati di tanti settori". Per quanto riguarda l'apertura della pratica per la richiesta di grazia da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Meloni rivendica che è stata lei ad avvallare affinché il Guardasigilli si attivasse: "Ma certo, gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome, una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento".
Meloni: “Sproporzionata la pena per Roggero. Sì, ho detto io a Nordio di attivarsi per la grazia”
La premier: «Chi è in grado di giudicare il dolore e la paura di quell'uomo?»










