Roma, 19 lug. (askanews) – “Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene”. Anche per questo al ministro della Giustizia Carlo Nordio sull’istruttoria per graziare Mario Roggero “certo che gli ho detto io di andare avanti”. E “bisogna chiamare le cose con il loro nome: una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guadasigilli di istruire il procedimento”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni in alcune dichiarazioni pubblicate dal Corriere della Sera.

Rispetto alla condanna definitiva di Roggero che lo ha portato alla reclusione nel carcere di Bollate per omicidio dei suoi rapinatori, Meloni si dichiara convinta della necessità di “maggiore considerazione” perchè “si possono ravvisare quelle che sia nella procedura di alcune grazie sia nelle assoluzioni di tanta giurisprudenza, vengono chiamate come dinamiche dettate da disperazione delle vittime, di stress da esasperazione e dolore”.

“Chi è in grado – domanda la premier- di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio – ammonisce Meloni- dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più. Ma siamo sicuri —si chiede ancora — che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?”.