Il paragone della premier con i condannati per pedofilia a meno anni rispetto all'orefice, colpevole di due omicidi volontari secondo la Cassazione. Il peso del trauma e lo stress mentre sua moglie era sotto la minaccia dei rapinatori: l'adrenalina e quel meccanismo difficile da controllare anche per chi opera in reparti addestrati
Giorgia Meloni rompe il silenzio sul caso di Mario Roggero e lo fa in un colloquio con il Corriere della Sera. Dopo la condanna del gioielliere che ha ucciso due rapinatori e ferito un terzo, la premier aveva comunque preso posizione quantomeno sul tema del risarcimento danni, che il 72enne è stato condannato a riconoscere alle famiglie delle vittime. Ma in quel post sui social, il caso non veniva mai citato esplicitamente. Ora nello scambio con Marco Galluzzo, la premier parte dalla vicenda dell’orefice sollevando più di un dubbio sulla proporzionalità della pena a lui inflitta. E soprattutto su quanto lui fosse in sé quando ha sparato: «Siamo sicuri – si chiede la premier – che in quel momento fosse capace di intendere?».
La disperazione delle vittime di rapine, lo stress e il trauma
Meloni chiede «maggiore considerazione» non solo per la vicenda del gioielliere di Grinzane Cavour, ma per una fattispecie penale che, dice, si ripete più volte l’anno in Italia. Nelle procedure di grazia e in tante assoluzioni, spiega, si riconoscono spesso dinamiche legate a «disperazione delle vittime, di stress da esasperazione e dolore». La premier ricorda che Roggero aveva già subito una rapina nel 2015, quando fu malmenato e minacciato insieme alla moglie e chiuso in uno stanzino, un episodio che secondo lei si è riattivato con la seconda aggressione. Il nodo, per lei, resta la scena della moglie minacciata con una pistola puntata alla testa e quanto in quel momento l’orefice fosse in grado di mantenere sangue freddo.











