Si avvia alla conclusione l’ispezione al liceo classico Francesco Vivona di Roma che ha provocato due interrogazioni parlamentari, una petizione che ha raccolto migliaia di firme, e giorni di polemiche. «Non sono emerse particolari criticità», afferma Anna Paola Sabatini, direttrice generale dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio. Un’affermazione che dovrebbe riportare la calma dopo due settimane di ansia e timori tra le studentesse e gli studenti del liceo.

La vicenda Tutto è iniziato quando ormai l’esame di maturità era terminato, i voti pubblicati da tempo. Il 6 luglio Davide Martino, uno dei rappresentanti del consiglio di istituto, riceve un messaggio. Il professore di italiano della loro classe gli chiede di inoltrare alle studentesse e agli studenti a cui aveva insegnato per tre anni un saluto finale. Davide risponde con alcune parole di ringraziamento nei confronti di un docente che stima, manda il messaggio e pensa che tutto sia finito lì. Non è così. Tra il 9 e il 10 luglio, gli studenti delle quinte del Vivona ricevono una pec del ministero dell’Istruzione. Nell’oggetto si annuncia un «accertamento ispettivo». Nel testo c’è una data di convocazione e i riferimenti di due persone del ministero a cui chiedere spiegazioni. «Si è scatenato il panico, ho trascorso un’intera serata a rispondere a persone che pensavano che fossero stati annullati gli esami e che avremmo dovuto ripetere la prova perché nella pec non c’era alcuna spiegazione sul motivo della convocazione e anche provando a chiamare i contatti forniti, la risposta è stata che non potevano fornire dettagli», racconta Davide Martino.