Regionalismo «prima il Nord» 4.0: questa estate calda, resa bollente dagli eccssi climatici, è letteralmente incendiata dalla silente ascesa dell'autonomia differenziata. Avanza il federalismo bossiano in maschera - anzi in costume, vista la stagione - che da riforma «spaccaItalia» ha indossato i panni solo apparentemente innocenti delle «risoluzioni». Il Senato ha dato l'assenso preliminare alle richieste di quattro Regioni settentrionali: Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto. Provvedimenti identici approvati da Palazzo Madama, sulle pre intese per l'autonomia differenziata, in materia di sanità, protezione civile, professioni e previdenza complementare. Quattro risoluzioni sugli schemi d'intesa preliminare per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. I testi, licenziati dalla prima commissione e identici per il poker di Regioni, riguardano la “tutela della salute-coordinamento della finanza pubblica”, tra le altre materie.

È uno dei punti più sensibili di una riforma che rischia d'infliggere ferite insanabili al Mezzogiorno. La formulazione degli accordi compromette l’equilibrio del Servizio sanitario nazionale, con effetti particolarmente pesanti sulla sostenibilità, a partire dal Sud. Primo tra i governatori meridionali, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro l'ha perfettamente indicata per quella che è: una «secessione a rate». Si è posto così alla guida del Centrosinistra nella battaglia politica e storica contro ogni forma di autonomia differenziata, che rischia di cancellare la sanità pubblica nel Mezzogiorno. Il trasferimento di competenze non riguarderebbe soltanto l’organizzazione amministrativa: le Regioni richiedenti potrebbero utilizzare maggiori risorse, anche per offrire stipendi più elevati, assumere personale e rendere più competitive le proprie strutture, sottraendo progressivamente professionisti agli ospedali meridionali. Questo, in aggiunta alla già nota mobilità sanitaria passiva. Ogni cittadino pugliese che va a curarsi fuori regione comporta infatti la migrazione necessaria delle risorse economiche relative: il corrispettivo delle prestazioni, le spese per le cure mediche. L'incremento dei viaggi sanitari dalla Puglia verso il Nord, finirebbe per ridurre ulteriormente i fondi per la salute dei pugliesi.