Le preintese fotocopia con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per devolvere loro quattro importanti materie (protezione civile, professioni, previdenza complementare e finanza pubblica in tema di sanità) aggirano la sentenza della Corte costituzionale del 2024, che aveva cassato una serie di articoli della legge Calderoli sull’Autonomia differenziata. A rilevarlo sono stati ieri l’ex presidente della Consulta, Ugo De Servo, e il presidente emerito del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, durante le audizioni in commissione Affari costituzionali della Camera. Rilievi sollevati nei giorni scorsi anche da altri esperti auditi nelle commissioni Affari costituzionali di Senato e Camera che, parallelamente, stanno esaminando le preintese.

«È curioso – ha detto il presidente emerito della Corte costituzionale, De Siervo – che proposte di regionalismo differenziato producano una proposta identica per tutte e quattro le regioni. Questo equivale a dire che il regionalismo si differenzierebbe rispetto alle regioni ordinarie non coinvolte, mentre per le quattro regioni si richiede l’applicazione di un trattamento uniforme nelle materie indicate. Ciò è in evidente contrasto con quanto previsto dall’articolo 116, comma 3, della Costituzione (quello sull’Autonomia differenziata ndr) che si riferisce alla regione interessata e non a raggruppamenti regionali». E infatti la sentenza della Consulta del 2024 ammetteva la devoluzione di funzioni solo legate a specificità territoriali.