Dopo la parziale bocciatura della Corte Costituzionale della legge sull’Autonomia differenziata, Calderoli e la Lega hanno semplicemente cambiato strategia, muovendosi nello spazio lasciato aperto dalla sentenza della Corte. Per le materie non subordinate ai Lep il percorso può proseguire. Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria stanno portando avanti pre-intese con il governo su professioni, previdenza complementare, protezione civile e coordinamento della finanza pubblica. Dopo il passaggio parlamentare, tali accordi, uno per ciascuna regione, potranno essere recepiti con legge dello Stato, aprendo una nuova fase dell’Autonomia differenziata. Il problema è che quasi nessuno ne parla e la maggioranza dei cittadini ignora cosa siano queste pre-intese e quali conseguenze possano produrre.
Secondo molti, da parte degli avversari della secessione dei ricchi si continua a commettere lo stesso errore: si lascia l’iniziativa politica alla destra e alla Lega e ci si mobilita soltanto quando i giochi sono in parte fatti. È accaduto con la legge Calderoli e il rischio è che stia accadendo di nuovo. La mobilitazione contro la riforma era arrivata soprattutto dopo l’approvazione della legge. Ricorsi, raccolte firme e iniziative pubbliche hanno contribuito a portare la questione all’attenzione nazionale. La Corte Costituzionale, come si diceva, ha poi ribadito che unità della Repubblica, solidarietà territoriale ed eguaglianza dei diritti non possono essere sacrificate. Ma, come vediamo, bisogna essere sempre attenti. Un segnale importante in questa direzione è arrivato sabato scorso da Napoli, dove si è svolta l’assemblea nazionale promossa dai Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata. Tra i relatori figuravano il costituzionalista Massimo Villone, il giornalista Marco Esposito e l’economista Pietro Spirito. L’iniziativa ha lanciato un allarme preciso: il trasferimento delle competenze continua nel quasi totale silenzio mediatico. L’esperienza della sanità dovrebbe aver insegnato qualcosa. Dopo oltre vent’anni di regionalizzazione, il Servizio sanitario nazionale appare attraversato da profonde disuguaglianze. Liste d’attesa, qualità dei servizi e possibilità di cura cambiano sensibilmente da regione a regione. Le aree più forti attraggono pazienti e risorse, mentre quelle più deboli continuano a perderle.








