Le intese preliminari tra governo e Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sull’autonomia differenziata sono all’esame del Parlamento. Sollevano importanti questioni generali. Sotto i profili di finanza pubblica sembrano destinate a generare nuove spese.

Intese preliminari all’esame del parlamento

Le intese preliminari tra il governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sull’autonomia differenziata sono arrivate all’esame del Parlamento (qui). Si tratta di un passaggio propedeutico al voto delle assemblee regionali, cui seguiranno la sottoscrizione delle intese definitive e, poi, l’approvazione definitiva delle Camere a maggioranza assoluta dei componenti. Le intese preliminari riguardano l’attribuzione di una maggiore autonomia in una serie di funzioni nelle materie della protezione civile, delle professioni, della previdenza complementare e integrativa e, soprattutto, della tutela della salute (che abbiamo già discusso qui). I testi trasmessi al Parlamento sollevano alcune questioni importanti, tanto in termini generali quanto, più in particolare, riguardo ai profili di finanza pubblica.

Le questioni generali

Il primo elemento che colpisce è l’identicità pressoché assoluta dei testi di intesa preliminare con le quattro regioni richiedenti. Riguardano le stesse funzioni pubbliche e sono espresse con formulazioni sovrapponibili. Questa uniformità appare difficilmente conciliabile con la logica stessa dell’autonomia differenziata, che dovrebbe rispondere alle specifiche caratteristiche sociali ed economiche dei singoli territori, come del resto ha sottolineato la Corte costituzionale nella sentenza 192/2024 Le istruttorie allegate agli schemi (più di 80 pagine!) non offrono evidenze di specificità territoriali, né argomenti a supporto dei vantaggi che ne deriverebbero, tali da giustificare la differenziazione richiesta.