“Mentre il dibattito pubblico è stato monopolizzato da altre vicende, il Senato della Repubblica ha approvato quattro risoluzioni che autorizzano l’avvio delle pre-intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto in materia di protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità, nell’ambito del percorso previsto dalla Legge n. 86 del 2024 sull’Autonomia Differenziata. Secondo il Movimento Equità Territoriale, si tratta di un nuovo e significativo passo verso un modello istituzionale destinato ad accentuare le disuguaglianze territoriali e ad ampliare il divario tra Nord e Sud”. E’ quanto dichiara Massimo Mastruzzo, del direttivo nazionale del Movimento Equità Territoriale.
“Ci si aspettava una posizione compatta”
Mastruzzo aggiunge: “Di fronte a una riforma che interessa direttamente il futuro del Mezzogiorno, ci si sarebbe aspettati una posizione compatta dei parlamentari eletti nelle regioni meridionali. Invece, ventiquattro senatori del Sud hanno votato a favore delle pre-intese. Per questo il Movimento Equità Territoriale annuncia l’avvio della campagna per conoscere i nomi dei parlamentari del sud che non fanno gli interessi del proprio territorio, che interesserà tutte le regioni del Mezzogiorno con manifesti, iniziative pubbliche e attività di informazione rivolte ai cittadini. L’obiettivo è semplice: rendere noti nomi, volti e voto espresso dai ventiquattro senatori eletti nel Mezzogiorno che hanno sostenuto un percorso che, secondo il Movimento, rischia di produrre conseguenze particolarmente pesanti per le regioni meridionali. L’Autonomia Differenziata, infatti, consentirebbe alle regioni economicamente più forti di rafforzare ulteriormente la propria capacità amministrativa e finanziaria, anche attraverso strumenti come contratti integrativi per il personale sanitario, aumentando la competitività nell’attrazione di medici e infermieri e concentrando ulteriori risorse e investimenti. Per il Sud ciò potrebbe tradursi in una crescita della mobilità sanitaria, dell’emigrazione, della disoccupazione e della perdita di risorse destinate ai servizi essenziali. Va inoltre ricordato che la Corte costituzionale è già intervenuta sulla Legge n. 86 del 2024, dichiarando illegittime alcune disposizioni e ribadendo che l’autonomia non può determinare livelli differenti di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini in base alla regione di appartenenza. Secondo il Movimento Equità Territoriale, il ricorso alle pre-intese rischia oggi di riproporre, per via amministrativa, obiettivi che la Consulta ha significativamente ridimensionato”.










