Si può ripensare il rapporto tra Stato e Regioni che dagli anni Novanta in poi e, soprattutto, dopo la discutibile riforma del Titolo V della Costituzione, ha creato confusione, divisioni e conflittualità tra i livelli istituzionali, “esplosi” nell’altrettanto improbabile riforma dell’Autonomia differenziata? Si deve e senza più steccati ideologici o di partito: si deve, perché da questo percorso dipendono il recupero di efficienza e credibilità della macchina dello Stato e soprattutto una quota decisiva della riduzione del divario Nord-Sud. Il ragionamento arriva, non a caso, da Napoli e dalla Fondazione Mezzogiorno, guidata da Antonio D’Amato, impegnata da almeno tre anni con il contributo di economisti, costituzionalisti, giuristi, docenti universitari di altissimo profilo a definire il nuovo, possibile profilo di un percorso normativo credibile per l’unità del Paese, per le imprese, per i cittadini. La sintesi è nella proposta di legge illustrata ieri a Palazzo Partanna da due autorità riconosciute come Alessandro Staiano, professore ordinario di Diritto costituzionale alla Federico II (e presidente del Comitato di esperti insediato dalla Fondazione) e Massimo Bordignon, professore ordinario di Scienza delle Finanze all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
«Autonomia differenziata una riforma improbabile», dal Sud il nuovo modello
Si può ripensare il rapporto tra Stato e Regioni che dagli anni Novanta in poi e, soprattutto, dopo la discutibile riforma del Titolo V della Costituzione, ha creato confusione, divisioni e...
Fondazione Mezzogiorno propone riforma dell'autonomia con LEP: target divario occupazione Nord-Sud (50% vs 70%, servirebbe 1,25M posti). Per manager tech, PA efficiente uniforme è prerequisito di crescita: frammentazione Nord-Sud penalizza competitività tech nazionale.






