L'ombreggiamento rappresenta uno dei principali fattori di degrado per le celle solari a film sottile. Alberi, edifici, nuvole o persino il passaggio di un uccello possono infatti coprire parte del modulo, inducendo una tensione inversa (reverse bias) che riduce la produzione di energia e, nei casi peggiori, provoca danni permanenti ai materiali attivi. Un team di ricerca della Hong Kong Polytechnic University (PolyU) ha sviluppato una nuova generazione di celle solari tandem perovskite-organiche (POTSC, Perovskite-Organic Tandem Solar Cells) progettate proprio per affrontare questo problema.

I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Materials, mostrano dispositivi capaci di mantenere oltre il 90% dell'efficienza iniziale anche dopo l'esposizione a una tensione inversa estrema di -40 volt, un valore nettamente superiore a quello normalmente tollerato dalle attuali tecnologie fotovoltaiche a film sottile.

Le tecnologie basate su film sottili, tra cui quelle al tellururo di cadmio (CdTe), al rame-indio-gallio-seleniuro (CIGS), le celle alla perovskite e quelle organiche, sono considerate particolarmente interessanti per il loro peso contenuto, la flessibilità e i costi di produzione inferiori rispetto ai pannelli tradizionali al silicio. Tutte condividono però una criticità: quando una parte del modulo viene ombreggiata, le celle interessate possono sviluppare tensioni negative che, a causa della natura ibrida del trasporto di elettroni e ioni, compromettono progressivamente prestazioni e affidabilità.