Le celle solari basate sulla perovskite continuano a rappresentare una delle tecnologie più promettenti per il futuro del fotovoltaico. Oltre a essere leggere ed economiche da produrre, possono essere depositate anche su substrati flessibili, offrendo possibilità applicative difficilmente raggiungibili dai tradizionali pannelli in silicio. Un nuovo studio dell'Helmholtz-Zentrum Berlin (HZB), pubblicato sulla rivista Joule, mostra come sia possibile migliorare contemporaneamente efficienza e durata operativa attraverso una nuova architettura multigiunzione.
Il gruppo di ricerca tedesco ha sviluppato una cella solare monolitica "a tripla giunzione", composta da tre differenti materiali in perovskite, ciascuno caratterizzato da un diverso band gap. La sovrapposizione dei tre assorbitori permette di sfruttare porzioni differenti dello spettro solare, aumentando la quantità di energia convertita rispetto alle celle a singola giunzione e avvicinando questa tecnologia a prestazioni superiori rispetto ai limiti fisici ormai raggiunti dal silicio.
Crediti immagine: Laura Canil / HZB
La realizzazione di una struttura di questo tipo richiede però numerosi strati funzionali, ciascuno con un ruolo specifico nel trasporto delle cariche. Steve Albrecht, responsabile del Dipartimento Perovskite Tandem Solar Cells dell'HZB, ha paragonato questa configurazione a un "Big Mac", dove i tre "panini" rappresentano gli strati assorbitori e le "farciture" corrispondono ai materiali intermedi che consentono il corretto funzionamento del dispositivo. Proprio l'interfaccia tra la cella centrale e quella inferiore è stata il principale oggetto dello studio.







