L'Helmholtz-Zentrum Berlin ha portato una cella tandem perovskite-silicio al 30,3 per cento di efficienza inserendo un sottile strato di semina di cloruro di cesio fra le due sotto-celle. La perovskite non � stata depositata da soluzione ma co-evaporata sotto vuoto, e per questa famiglia di celle il centro tedesco parla di un valore eccezionale. Lo studio � stato pubblicato su Joule.
La sotto-cella di silicio ha la superficie nanostrutturata per assorbire meglio la luce, e su quel rilievo il resto della pila fatica ad appoggiarsi in modo regolare. Come strato di trasporto delle lacune verso la perovskite si usano i SAM, molecole organiche che si auto-assemblano in un monostrato, ma quel monostrato non � mai perfetto. La perovskite co-evaporata che cresce su un supporto disuguale non riesce a compensarne le disomogeneit�, e il difetto si trasmette verso l'alto.
La diagnosi al sincrotrone BESSY II
Il gruppo ha lavorato al BESSY II, il sincrotrone dello stesso centro. Con un microscopio a sonda di prossimit� in campo vicino operante nell'infrarosso (IR-s-SNOM) ha misurato lo spessore effettivo del monostrato organico, trovando zone spesse una sola molecola, zone da pi� strati sovrapposti e vere e proprie agglomerazioni. Il confronto fra substrati di silicio piani e substrati testurizzati, quelli usati davvero nella produzione, ha mostrato dove le molecole si raccolgono: negli avvallamenti della superficie, che risulta cos� coperta in modo disuguale.










