Liste d’attesa, la Calabria torna indietro. Nei primi sei mesi del 2026 peggiorano ai tempi per visite ed esami. Agenas segnala criticità, il 69,7% delle prescrizioni finisce in classe “Programmabile”.
COSENZA – Mentre il resto d’Italia, pur tra mille difficoltà, sembra aver imboccato una timida via di risalita nel governo delle liste d’attesa, la Calabria torna indietro. Il primo Bollettino periodico dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali fotografa una realtà in controtendenza: un sistema che scivola lentamente all’indietro nel primo semestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei primi sei mesi di quest’anno la percentuale di prime visite erogate entro i tempi di garanzia in Calabria è scesa all’86,6%, segnando un netto peggioramento rispetto al 90,7% registrato nello stesso periodo del 2025. Un copione identico si recita per gli esami diagnostici, passati dall’88,0% all’84,7%. Il dato resta sopra se confrontato con la media nazionale: le visite garantite in tempo salgono dal 76,4% al 78,5% e gli esami dall’82,8% all’84,6%.
LISTE D’ATTESA IL NODALE NODO IN CALABRIA DELLE CLASSI DI PRIORITÀ E IL CASO DELLE RICEVUTE IN CLASSE P
In un Paese che recupera oltre 1,6 milioni di prestazioni nei tempi di legge, la Calabria resta tra le poche altre realtà in affanno come Sicilia e Sardegna. Ma il vero “buco nero” risiede in quelle che Agenas segnala come criticità nell’appropriatezza prescrittiva: vale a dire un numero troppo alto di ticket in classe P (Programmabile). In Calabria, quasi sette ricette su dieci (il 69,7%) vengono catalogate come prestazioni da eseguire entro 120 giorni. Per capire la portata di questo squilibrio, basta guardare la media nazionale del 2025, ferma al 38,1%.













