La Calabria sanitaria prova a rialzare la testa dal punto più visibile per i cittadini: le liste d’attesa. Dopo anni di rinvii, percorsi a ostacoli, prestazioni prenotate a mesi di distanza e pazienti spesso costretti a rivolgersi altrove, il miglioramento registrato negli ultimi dati rappresenta un segnale politico e amministrativo non secondario. Non è ancora la normalità. Non può esserlo in una regione che continua a fare i conti con carenza di medici, presìdi ospedalieri spesso inadeguati, un’emergenza-urgenza ancora fragile e una medicina territoriale che procede lentamente. Ma è un passaggio che indica una possibilità: anche in Calabria, quando la macchina viene orientata su obiettivi misurabili, qualcosa può cambiare.

L’attesa del Dpcm e la fine del commissariamento

Sul fondo resta la partita più attesa: l’uscita dal commissariamento della sanità calabrese. La Regione aspetta ancora il Dpcm che dovrà sancire ufficialmente il ritorno al regime ordinario. Secondo il quadro emerso negli ultimi giorni, il passaggio sarebbe ormai vicino, subordinato agli ultimi adempimenti e al via libera della Corte dei conti. Per la Calabria significherebbe chiudere una lunga fase di gestione straordinaria e riaprire, almeno formalmente, una stagione di responsabilità piena. In questo contesto, il miglioramento delle liste d’attesa rischia di diventare il primo biglietto da visita del nuovo corso. È il terreno più sensibile, perché riguarda il rapporto diretto tra cittadino e sistema sanitario: una visita, un esame, una diagnosi. La sanità, prima ancora dei piani industriali e dei decreti, si misura lì.