Le liste d'attesa migliorano nella maggior parte d'Italia, ma la Sicilia resta indietro. È quanto emerge dal primo Bollettino trimestrale sull'andamento delle liste d'attesa, elaborato da Agenas sulla base della nuova Piattaforma nazionale di monitoraggio, che incrocia mese per mese e Regione per Regione i tempi di attesa di 14 tipologie di prime visite e 22 accertamenti diagnostici.
Per le prime visite, la Sicilia si ferma al 79,7% di rispetto dei tempi massimi di garanzia, un dato che resta sopra la media di diverse Regioni del Sud ma che segna un arretramento del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, tra i più marcati in Italia insieme a quello della Provincia Autonoma di Trento, ferma al 54,7% con un calo dell'8,4%. Va peggio sugli esami diagnostici, dove l'Isola scende al 71,9%, lontana dalle Regioni migliori come Veneto (97,1%) e Campania (96%) e in una fascia di classifica condivisa con Valle d'Aosta e Abruzzo, quest'ultimo in frenata di oltre 10 punti.
Il quadro coincide con quanto già segnalato nei mesi scorsi dal Cruscotto 2.0 di Agenas, basato su oltre 65 milioni di prenotazioni registrate tra gennaio 2025 e aprile 2026: a fronte di un miglioramento nazionale diffuso, con 16 Regioni su 21 in progresso per le visite e 15 su 21 per gli esami, la Sicilia compare in entrambe le classifiche negative, insieme a Trento, Abruzzo e Valle d'Aosta. Nel dettaglio delle prime visite, l'Isola era passata dall'88% del 2025 all'80,6% dei primi mesi del 2026, con cali più marcati nelle urgenze e nelle visite differite. Critiche erano arrivate anche dall'opposizione all'Ars, con il capogruppo del Pd Michele Catanzaro che aveva parlato di una Regione in controtendenza rispetto al resto del Paese.














