Roma festeggia, la Sicilia arranca. I dati del primo quadrimestre 2026 fotografati dalla Piattaforma Nazionale delle Liste d'Attesa di Agenas sono impietosi per l'Isola: mentre 16 regioni su 21 mostrano un miglioramento nei tempi di garanzia per le visite specialistiche, e 15 per gli esami diagnostici, la Sicilia compare nell'elenco ristretto — solo quattro in tutto — di chi va in direzione opposta. Insieme ad Abruzzo, Provincia Autonoma di Trento e Valle d'Aosta, l'Isola registra segni negativi in entrambe le categorie.
I numeri complessivi del rapporto, basati su 65 milioni di prenotazioni in strutture pubbliche e private accreditate, raccontano di un Paese che lentamente recupera: la percentuale di rispetto dei tempi di garanzia per le visite specialistiche è salita dal 76,1% al 78,7%, quella per gli esami diagnostici — Tac, risonanze, ecografie — dall'83% all'84,7%. Non basta per la Sicilia, evidentemente. E il confronto con le altre regioni del Sud rende il dato ancora più difficile da digerire: Calabria, Campania, Puglia, Basilicata e Molise sono tutte nella colonna dei «buoni risultati».
Il ministro e la piattaforma che doveva cambiare tutto
«Questa è una giornata importante per il nostro Servizio Sanitario Nazionale — ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, in collegamento con la presentazione della piattaforma — Dopo più di 47 anni dalla sua fondazione, l'Italia ha finalmente uno strumento di monitoraggio nazionale sulle liste d'attesa». Un vuoto «durato quasi mezzo secolo», nelle sue parole, che ora sarebbe colmato.











