Il caffè cambia pelle. Il boom di capsule e cialde che negli ultimi anni ha rivoluzionato il consumo domestico mostra i primi segnali di rallentamento. A spingere il cambiamento sono soprattutto i rincari delle materie prime e una nuova attenzione dei consumatori verso la qualità, che sta riportando in auge il caffè in grani e le macchine automatiche dotate di macinacaffè. Lo dimostrano i dati Nielsen: nei primi cinque mesi dell’anno le vendite di grani in Italia sono cresciute del 33%. E non è un caso che in molti Paesi dove la tradizione del consumo di caffè è forte (l’Italia, la Turchia, ma anche l’Oman e l’Indonesia, per citarne alcuni), il rito della preparazione e del bere lento sia una vera attrazione turistica, oltre che motivo di orgoglio. A fotografare questa evoluzione è Giuseppe Lavazza, presidente dell'omonimo gruppo, che in un’intervista al Financial Times (Coffee drinkers turning to whole beans as prices soar, says Lavazza, Bevitori di caffè sempre più orientati verso i chicchi mentre i prezzi volano, dice Lavazza) indica proprio il ritorno ai chicchi come la trasformazione più significativa del mercato, arrivando a sostenere che "l'era delle capsule è finita" o quanto meno si va assottigliando: Lavazza ha infatti affiancato alle capsule la tecnologia della macchinetta Tablì che funziona senza cialde, proprio in considerazione del trend in atto. Secondo il manager, sempre più persone preferiscono acquistare meno caffè ma di qualità superiore, cercando di riprodurre anche tra le mura domestiche l'esperienza del bar. Il peso del climate change Il settore arriva da un quadriennio particolarmente complesso. Eventi climatici estremi, raccolti deludenti e tensioni lungo la filiera hanno fatto impennare le quotazioni sia dell'arabica sia della robusta, portando nel 2025 i prezzi a livelli record. Una situazione insolita, perché normalmente l'aumento del costo di una varietà può essere compensato incrementando l'utilizzo dell'altra nelle miscele. Questa volta, invece, entrambe hanno registrato forti rincari, lasciando ai produttori margini di manovra molto ridotti e trasferendo gli aumenti fino agli scaffali dei supermercati, ai bar e ai consumatori. Secondo Lavazza non ci sono ancora le condizioni per una riduzione dei prezzi al dettaglio e non è escluso che possano rendersi necessari ulteriori ritocchi dei listini. Per riequilibrare il mercato serviranno almeno due raccolti particolarmente abbondanti in Brasile e Vietnam, i due principali Paesi produttori. Tuttavia, le recenti piogge in Brasile hanno già rallentato la raccolta e restano le incognite legate agli eventi climatici estremi, dal gelo al fenomeno di El Niño, che continuano a rappresentare un rischio per la produzione mondiale.
Lavazza: basta cialde, si torna ai chicchi di caffè
Il rincaro delle materie prime, gli effetti del clima e una crescente ricerca della qualità stanno cambiando le abitudini di consumo. Nei primi cinque mesi del…









