Il ministro Giuseppe Valditara ha ribadito l’assoluta necessità di approvare velocemente una legge per vietare l’utilizzo dei social network ai minori di 15 anni. Finora però, tutte le proposte si sono arenate in Parlamento e non è ben chiaro come si farà rispettare il divieto.
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è tornato a parlare della necessità di vietare per legge i social ai minori di 15 anni. Lo ha ribadito prima al Corriere della Sera, durante la video inchiesta Blackout dedicata al lato oscuro di social e smartphone, e successivamente al TG3. Per il ministro, non è più possibile rinviare un intervento normativo per cui si sta muovendo la stessa Unione Europea. "Sono assolutamente d'accordo a vietare i social sotto i 15 anni", ha affermato Valditara. "Abbiamo incoraggiato il parlamento ad approvare rapidamente il disegno di legge bipartisan. Dobbiamo fare in fretta perché il tema è troppo urgente".
Dopo il caso apripista dell'Australia, primo Paese a bandire gli Under 16 da tutte le piattaforme social, sono sempre di più i Paesi che stanno lavorando per imporre regole più rigide e definite circa la soglia d'età sotto la quale impedire l'accesso a determinati servizi digitali. Anche l'Italia si è mossa in questa direzione e negli ultimi due anni sono state presentate diverse proposte per definire un impianto normativo definitivo. Finora, però, tutti i disegni e le proposte di legge si sono arenate lungo l'iter parlamentare, non riuscendo nemmeno a completare il primo passaggio in una delle due Camere. A che punto sono le proposte di legge sul divieto social ai minori Ad oggi il divieto per gli under 15 non esiste. In Italia la normativa prevede che i ragazzi possano iscriversi autonomamente ai social network a partire dai 14 anni, mentre sotto questa soglia è richiesto il consenso dei genitori. Nella pratica, tuttavia, il sistema presenta evidenti limiti. Molte piattaforme fissano un'età minima di accesso di 13 anni, ma la verifica avviene quasi sempre attraverso una semplice autocertificazione dell'utente. Un meccanismo facilmente aggirabile che rende di fatto inefficaci i controlli sull'età reale degli iscritti e alimenta la richiesta di regole più stringenti. Da qui l'urgenza di intervenire con una legge ad hoc. Come già ci ha dimostrato il caso dell'obbligatorietà dell'age verification per i siti porno – norma tuttora rimasta inapplicata a causa di rallentamenti e ricorsi – il tema risulta però molto complesso.
















