Dopo la legge in Francia la proposta di Giuseppe Lavenia, esperto di tecno-dipendenze e presidente dell'associazione Di.Te.

"Chiedo al Governo di introdurre una legge nazionale fondata su una regola semplice: sotto i 15 anni nessun accesso ai social network; dai 15 anni apertura del primo profilo soltanto dopo il conseguimento di un Patentino digitale obbligatorio, rilasciato al termine di un percorso nazionale certificato". Lancia la sua proposta Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell'Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, Gap e cyberbullismo (Di.Te.), dopo l'approvazione definitiva in Francia della legge che vieta l'accesso ai social agli under 15 con nuovi obblighi imposti alle piattaforme, e prevede inoltre misure sull'utilizzo degli smartphone nelle scuole superiori, con entrata in vigore a partire dall'anno scolastico 2026-2027. Mentre anche in Italia si riapre il dibattito sull'efficacia dei divieti e sulla necessità di proteggere bambini e adolescenti negli ambienti digitali, l'esperto di tecno-dipendenze spiega che "il divieto rappresenta un primo passo importante, ma non può essere considerato sufficiente".

"La decisione francese - commenta Lavenia - interrompe finalmente una finzione: quella secondo cui bambini, adolescenti e multinazionali della tecnologia possano confrontarsi ad armi pari. Le piattaforme non sono semplici contenitori di informazioni. Selezionano ciò che vediamo, misurano le nostre reazioni, anticipano i nostri desideri e costruiscono percorsi personalizzati per trattenerci il più a lungo possibile. Il loro obiettivo economico non è farci stare bene, ma farci restare", avverte lo psicologo. "Chiedere a un ragazzo di 11, 12 o 13 anni di governare da solo questi meccanismi - riflette - significa attribuirgli capacità di autocontrollo e regolazione emotiva che sono ancora in costruzione. Riconoscerlo non significa considerare gli adolescenti incapaci, ma prendere sul serio una fase della vita nella quale il bisogno di appartenenza, il giudizio dei coetanei, la ricompensa immediata e la ricerca di approvazione hanno un peso particolarmente forte". Giusto quindi imporre una regola, che "non diventa inutile soltanto perché può essere violata - precisa Lavenia - Anche i limiti di velocità vengono superati e i minorenni riescono talvolta ad acquistare alcolici", però "nessuno propone per questo di cancellare quelle norme. Una legge non elimina ogni rischio - ricorda - ma stabilisce una soglia, attribuisce responsabilità e indica ciò che una comunità considera accettabile".