L’obiettivo è chiaro e va ben oltre la fissazione di un limite d’età per l’accesso alle piattaforme social. Il governo si prepara a portare in Consiglio dei ministri, nelle prossime settimane, un provvedimento per ampliare le tutele dei minori nell’uso dei dispositivi elettronici. Un testo ufficiale ancora manca, anche se nelle ultime ore si sono fatte più fitte le interlocuzioni: giovedì scorso la riunione a Palazzo Chigi, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con i ministri titolari del dossier; nei prossimi giorni, al Mimit, un faccia a faccia con le imprese interessate dal provvedimento. Che, in base alle bozze per il momento in circolazione, potrebbe coinvolgere non solo le piattaforme, ma anche i rivenditori autorizzati, gli operatori di comunicazioni elettroniche e i genitori. Tutti chiamati a garantire un accesso «graduale» dei ragazzi all’ambiente digitale.

Non solo piattaforme social, si diceva. Tra le ipotesi messe nero su bianco nella bozza presa in visione dal Messaggero, quella di Sim ad hoc per i minori, con il conseguente divieto di intestare l’utenza a soggetti diversi dai «giovani utilizzatori». Se gli operatori telefonici potranno essere chiamati a fornire Sim con abbinate offerte che includano - sin dall’attivazione - sistemi di controllo parentale, ai distributori e ai rivenditori di smartphone e tablet potrebbe essere richiesto, già al momento dell’acquisto, di procedere alla configurazione di questi sistemi di controllo. Che, con il decreto Caivano, sono già stati adottati dai produttori - come Samsung o Apple - ma non sono attivi automaticamente. Agli stessi produttori, secondo la bozza, potrebbe spettare l’onere di mettere in piedi sistemi di controllo parentale differenziati per fasce di età.