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10 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 10:31

Il governo di Giorgia Meloni caldeggia le multe ai genitori per vietare l’accesso ai social network da parte dei minori di 15 anni. Ma il testo ufficiale ancora non esiste e la bozza è avvolta nel mistero, anche per il Movimento italiano dei genitori (Moige). “Interloquiamo con le istituzioni, seguiamo il tema dell’infanzia e dei social network, ma a noi non risulta pervenuta alcuna bozza della misura governativa, né siamo stati convocati per un confronto”, dice Antonio Affinita, direttore generale del Moige, interpellato da ilfattoquotidiano.it. Ma se le multe ai genitori di cui ha dato conto Il Messaggero fossero confermate, il Moige le boccerebbe senza appello: “Sono inaccettabili perché punirebbero la parte lesa, dinanzi all’utilizzo di tecniche e algoritmi delle piattaforme social per creare dipendenza e diffondere contenuti dannosi per i nostri figli”, rincara Affinita.

Secondo quanto scritto giovedì dal quotidiano romano il provvedimento del governo arriverà in consiglio dei ministri nelle prossime settimane, come disegno di legge o decreto. Di sicuro il testo parlamentare, pronto per l’approvazione, “non scalda i cuori” a palazzo Chigi. Si era intuito dai 5 mesi a bagnomaria nell’ottava commissione permanente del Senato, dove la proposta è ferma dal 21 ottobre 2025. Eppure la prima firmataria del ddl 1136 è la sorella d’Italia Lavinia Mennuni, con 22 senatori meloniani co-firmatari e il via libera delle opposizioni. Ma di fronte ai drammatici casi di cronaca come quello della prof accoltellata a Trescore, invece di puntare alla rapida approvazione per tutelare i minori, Giorgia Meloni ha preferito ripartire da zero e scrivere un nuovo testo, per ampliare le tutele. Ma vige l’obbligo di consultare l’Europa per armonizzare il provvedimento italiano al Digital service act del Vecchio Continente. E i tempi sono stretti. Qualora il governo scegliesse la via del decreto, non è chiaro come possa chiudere il confronto con Bruxelles in poche settimane. Con un disegno di legge, invece, si rischia di arrivare a fine legislatura senza l’agognato divieto per tutelare i più giovani. Un paradosso per il governo paladino delle famiglie.