Il parlamento italiano si prepara a bloccare l'accesso autonomo ai social network per i più giovani. Una proposta di legge bipartisan, che sta passando alla commissione Comunicazioni del Senato, prevede che si potrà aprire un account sulle piattaforme social e sui servizi di condivisione video solo dopo aver compiuto 15 anni, a meno che non ci sia il consenso esplicito di un genitore o di un tutore legale. La norma, firmata da esponenti di Fratelli d'Italia, Partito democratico e Italia viva, prevede anche un meccanismo di verifica dell'età attraverso un mini-portafoglio digitale nazionale che dovrà funzionare entro il 30 giugno 2026. Alcune associazioni per i diritti digitali hanno però avvertito che il rischio è limitare la libertà di espressione dei ragazzi, trasformando internet in uno spazio vietato ai minori. Mentre servirebbero educazione digitale, alfabetizzazione mediatica e formazione delle famiglie.La verifica dell'età passa dal portafoglio digitaleIl punto centrale della proposta risiede nel sistema di controllo che Instagram, TikTok, Facebook e tutte le altre piattaforme dovranno realizzare. Fino a quando non arriveranno misure tecniche uniformi a livello europeo, le piattaforme social dovranno verificare l'età degli utenti attraverso il portafoglio digitale nazionale, un'applicazione che l'Unione europea sta sviluppando e che sarà disponibile entro il 30 giugno 2026. L'app funzionerà in modo da certificare solo che un utente abbia più di 15 anni, senza però dover rivelare altri dati personali come nome, cognome o età esatta, e senza che nessuno possa tracciare cosa fa online. La prima firmataria del testo, Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d'Italia, ha detto che la questione è urgente, ma il percorso legislativo ha richiesto mesi di confronto con la Commissione europea per essere sicuri che tutto fosse compatibile con le normative continentali sulla protezione dei dati e dei minori online.Il disegno di legge affronta anche il problema degli account già esistenti con una norma che stabilisce quando resteranno validi i contratti firmati da ragazzi sotto i quindici anni: solo se hanno raggiunto quell'età quando la legge entrerà in vigore. La disposizione serve a evitare un vuoto normativo che lascerebbe milioni di giovani utenti in una situazione poco chiara dal punto di vista legale, visto che le piattaforme digitali negli ultimi anni hanno attirato sempre più ragazzi giovanissimi. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), l'ente che controlla il settore delle telecomunicazioni in Italia, dovrà tenere d'occhio come viene applicata la normativa e pubblicare ogni anno un rapporto sui dati raccolti, in modo da avere un quadro di come sta funzionando la misura.La proposta italiana è un'iniziativa nazionale autonoma, firmata da parlamentari di diversi partiti, ma si inserisce nel contesto del Digital services act (Dsa), il regolamento europeo sui servizi digitali già in vigore da febbraio 2024. Il Dsa impone alle piattaforme social di proteggere i minori online attraverso strumenti di verifica dell'età e controllo parentale, ma non stabilisce un'età minima uniforme per l'accesso ai social network. Ogni paese europeo può decidere autonomamente quale limite fissare. La Francia, al pari dell'Italia, sta sviluppando una legge che ne impedisce l'uso sotto i 15, la Germania consente l'accesso dai 13 anni, ma solo con il consenso dei genitori, la Spagna sta valutando 16 anni. Al momento, il risultato è un panorama frammentato che complica la vita a Instagram, TikTok e alle altre piattaforme globali costrette a gestire requisiti nazionali che non si parlano tra loro.Il contesto internazionale e le sfide tecnologicheL'iniziativa italiana arriva mentre cresce anche l'attenzione internazionale verso la regolamentazione dell'accesso dei minori alle piattaforme digitali. L'Australia ha da poco adottato una delle normative più severe, vietando l'uso dei social network ai minori di sedici anni, una decisione che ha fatto partire un dibattito globale su quanto servano davvero le leggi rispetto alle soluzioni tecnologiche e all'educazione. Gli Stati Uniti hanno scelto una strada diversa, lasciando molta libertà agli stati federali, concentrandosi più sulla responsabilità delle piattaforme attraverso il Children's online privacy protection act (Coppa), la normativa federale che protegge la privacy dei minori di 13 anni.La sfida tecnica è uno degli aspetti più complicati da mettere in pratica. I sistemi di verifica dell'età hanno dimostrato limiti importanti, visto che si possono aggirare abbastanza facilmente con documenti falsi o usando le credenziali di adulti che prestano il loro consenso. Il ricorso al portafoglio digitale nazionale dovrebbe ridurre le possibilità di frode, ma fa nascere domande sulla privacy e sulla raccolta di dati biometrici o identificativi dei giovani utenti. Le piattaforme social hanno già espresso in passato dubbi sulle modalità tecniche di verifica, facendo notare il rischio che controlli troppo invasivi possano scoraggiare l'uso dei servizi anche da parte di utenti adulti preoccupati per la sicurezza dei propri dati personali.Inoltre, alcuni esperti di diritti dell'infanzia hanno sollevato dubbi sul fatto che restrizioni troppo rigide possano marginalizzare i giovani dalle opportunità educative e sociali offerte dalle piattaforme digitali, creando un divario tra generazioni e limitando lo sviluppo di competenze digitali essenziali nel mondo contemporaneo. La questione rimane aperta e dipenderà molto da come verrà messa in pratica concretamente la normativa, dalla capacità delle istituzioni di bilanciare protezione e inclusione, e dall'efficacia dei controlli che verranno messi in piedi nei prossimi mesi.
Quando non si sa come gestire una crisi, scatta il divieto. È il caso dei social network "vietati" ai minori
Una proposta bipartisan mira a vietare l’uso dei social network fino ai 15 anni e a introdurre un sistema di verifica dell’età tramite un documento digitale nazionale, sempre che i ragazzi non trovino un modo per aggirarlo









